Un terzo di speranza

La vita del lavoratore non è come la descrivono nei libri o come la vediamo nei film che quando torni a casa hai le forze per spaccare il mondo e per dare ogni cosa a tutti. Una persona che veramente nella giornata lavora sodo quando arriva a casa è stremata dalla fatica fisica o psicologica che quest’ultima ha comportato. Tutti lavorano perchè la società impone ciò, molte persone non vorrebbero nemmeno alzare un dito mentre altre pagherebbero di loro tasca pur di fare il lavoro che amano di più, perchè fin quando c’è passione per una cosa non si ha limite alla voglia di farla.

L’età conta molto nel lavoro, dicono che l’età spesa nel lavoro è esperienza e non credo sia sbagliato affermare questo, in quanto ogni cosa fatta nella propria vita è un bagaglio che ci si porta dietro durante tutta la vita, più bagagli significa più esperienza. Nel mondo di oggi i giovani contano poco, e pensare che dovrebbero essere il futuro, eppure uno studente quando finisce la sua carriera scolastica si ritrova, nonostante tutti gli sforzi, a casa sdraiato sul divano a fare zapping alla televisione e questa è un’ingiustizia verso quelle persone che ormai hanno più di un terzo di secolo di lavoro alle spalle e non vedono l’ora di godersi la propria vita.

Una persona in media vive a pieno un terzo della propria vita, in quanto un terzo lo passa a dormire e l’altro lo passa al lavoro.Un uomo lavora per una cosa che in realtà gli spetta di diritto perchè è un diritto avere una vita dignitosa e a noi viene imposta che la si può avere solo con lo stipendio del lavoro svolto che poi non sempre gratifica la tua esistenza. La famiglia in tutto questo contesto dove si pone se non in uno stralcio della nostra vita, se riusciamo a dedicarle circa 8-10 ore al giorno massimo su un’intera giornata, per chi è sposato e convive se no le ore a sua disposizione calano vertiginosamente. Riflettendoci sopra si può anche pensare che sono meno ancora se si hanno o se si vogliono coltivare degli hobby, molto probabilmente senza di questi la gente non sopravviverebbe, infatti ognuno ne ha uno.

Ogni giorno si continua ad andare a lavorare prospettandosi di trovare e creare un futuro migliore ai nostri figli però guardando quello che ci hanno lasciato i nostri predecessori non posso pensare ad altro che ad un pugno di mosche che pian piano si apre e ci lascia ad una felicità effimera ed irrisoria.La felicità che si cerca tanto e che molti sono morti perchè ignari di come trovarla non è altro che alzarsi dal letto ogni giorno, ammirare il sole e vivere ciò che si ama anche per quel momento che potrebbe essere il primo di tanti o l’ultimo di pochi.

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